Scegliere di fare il medico oggi è un atto rivoluzionario: questo il messaggio lanciato agli studenti veneziani dal vicepresidente dell'Ordine Cristiano Samueli, ospite ieri, mercoledì 15 aprile 2026, nella Chiesa di Santa Caterina del Forum della Medicina e delle Professioni Sanitarie, organizzato dal liceo Foscarini. Davanti a decine di ragazzi il dottor Samueli ha raccontato come gli anni trascorsi proprio nelle scuole veneziane abbiano contribuito a farlo diventare il professionista che è, e si è poi soffermato sulle attuali criticità che vivono la medicina e i camici bianchi, sottolineando come «il sistema salute non abbia bisogno solo di eccellenti tecnici, ma di menti flessibili, capaci di empatia e pronte a gestire l'innovazione». Una missione, quella del medico, non solo un lavoro, che porta grandi soddisfazioni, ma anche un confronto continuo con la fragilità. «Scegliere di fare il medico oggi - ha concluso - è un atto rivoluzionario».
Questo il discroso integrale pronunciato dal vicepresidente Cristiano Samueli
Buongiorno a tutte e tutti voi,
è per me un onore essere qui a questo Forum della Medicina e delle Professioni Sanitarie a rappresentare l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Venezia, ma soprattutto è un estremo piacere farlo in questo contesto visto che sono stato uno studente sia del Cavanis che del Foscarini. Il mio percorso professionale mi ha portato poi a diventare un medico di Medicina Generale, ma non vi nascondo che ricordo con nostalgia quel periodo ed anche con gratitudine visto che quanto ho imparato in quegli anni ha contribuito a farmi diventare il professionista di oggi.
Siamo in un momento storico di profonda trasformazione per il nostro Servizio Sanitario Nazionale. Le sfide demografiche, la sostenibilità economica e la carenza di personale ci impongono di non essere semplici spettatori. Il sistema salute non ha bisogno solo di eccellenti tecnici, ma di menti flessibili, capaci di empatia e pronte a gestire l'innovazione.
Introdurre gli studenti a questo mondo durante il liceo o l'istituto tecnico fa ridurre il tasso di abbandono accademico nelle facoltà scientifiche perché offre l’occasione di sperimentare la realtà clinica fin da giovani permettendo di capire se quella "vocazione" è reale o solo un’idea astratta. Questo dà loro, inoltre, la possibilità di capire che le professioni sanitarie non sono soltanto la medicina, ma sono un ecosistema professionale vastissimo dove ci sono l’ingegneria biomedica, oppure la riabilitazione, ma anche la gestione dei dati sanitari o l’assistenza infermieristica di alto livello. E soprattutto il confrontarsi con la fragilità e la cura durante l'adolescenza modella cittadini più consapevoli, responsabili e solidali, a prescindere dalla carriera che sceglieranno.
Alle ragazze ed ai ragazzi dico: non scegliete la medicina o le professioni sanitarie perché cercate un camice immacolato come quello delle fiction. Essere medico oggi non significa solo possedere un sapere tecnico; significa farsi carico del peso della decisione, coordinare le competenze e, soprattutto, abitare quel confine sottile tra la vita e la fragilità. Il medico è una figura che sta evolvendo: da custode solitario del sapere a leader di un gruppo multidisciplinare. Portarvi quindi negli ospedali durante le superiori serve a farvi capire che il medico non è l'eroe infallibile delle serie TV, ma un professionista che lavora in squadra, perché un chirurgo senza un infermiere, un tecnico di radiologia o un fisioterapista, non salva nessuno.
Non possiamo però nasconderci dietro la retorica. Dobbiamo essere onesti, specialmente davanti ai giovani: essere medici oggi è difficile. Molti colleghi sentono la fatica di un sistema sotto pressione. Stiamo affrontando una carenza di personale che logora chi è in prima linea, viviamo la pressione di una burocrazia spesso soffocante che sottrae tempo alla visita del paziente ed inoltre ci scontriamo con una medicina che è protesa verso la tecnologia, ma che rischia di dimenticare il tempo dell'ascolto, che è esso stesso tempo di cura.
Sono convinto che voi siate la risposta alle difficoltà che ho appena elencato. Voi siete i "nativi digitali" che useranno l'intelligenza artificiale per liberare il medico dai compiti burocratici, restituendogli il tempo per guardare negli occhi il paziente. La strada è in salita, fatta di studi lunghi e turni faticosi, ma vi assicuro che la sensazione di aver salvato una vita o di aver alleviato un dolore non ha eguali in nessun'altra carriera. Le difficoltà sono reali, ma il senso che darete alla vostra vita è inestimabile. Il camice che indosserete non è solo un indumento: è la promessa che l'umanità continuerà a prendersi cura di se stessa.
Quindi perché un giovane dovrebbe scegliere di fare il medico? Scegliere di fare il medico oggi è un atto rivoluzionario. È dire: «Io non voglio solo un lavoro, voglio una missione». È accettare la sfida di studiare per tutta la vita per avere il privilegio, un giorno, di poter dire a qualcuno malato: «Non preoccuparti, ci sono io qui con te».