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Valutare l’idea di proporre gli impianti iuxtaossei non più solo come un paracadute per casi disperati, ma come soluzione primaria per chi ha perso i denti e presenta una grave mancanza di osso. Dato che la tecnica chirurgica non è poi così estrema come si può pensare. Questa la proposta avanzata lo scorso 26 maggio durante la terza delle 4 Serate Odontoiatriche dedicate all’implantologia, organizzate per l’Ordine dal presidente della CAO lagunare Giuliano Nicolin in questo 2026.

Come già nei due appuntamenti precedenti del 28 aprile e del 12 maggio, il dottor Ferdinando Barracano, consulente dell’Ordine per le questioni assicurative, ha curato un breve spazio informativo illustrando una proposta focalizzata sulla non autosufficienza, dedicata ai medici e agli odontoiatri, complementare a quella offerta dall’ENPAM.
Gestita attraverso la neonata associazione Salute e Welfare, la polizza collettiva permette di integrare la rendita di circa 1.250 euro al mese dell’ente previdenziale con altri importi mensili, dai 250 ai 1.500 euro, a seconda del costo annuale fisso scelto. Tra le novità più interessanti la possibilità di aderire fino a un’età di 84 anni, l’allargamento dell’offerta anche ai genitori dei professionisti e il dimezzamento dei costi se ci si iscrive tra giugno e dicembre.

Guarda qui i volti dei protagonisti 

Dopo due serate molto cliniche e tecniche, dedicate all’impatto della chirurgia e alla rigenerativa, il focus della formazione si è spostato su un tema forse un po’ più di nicchia, ma dagli esiti interessanti: l’implantologia “estrema” senza innesti, illustrata dal dottor Iacopo Iachini, specialista in Chirurgia Maxillo Facciale all’ospedale di Castelfranco Veneto (Ulss 2 Marca Trevigiana), presentato da Luca Pellizzato, presidente di ANDI Venezia che patrocina gli incontri.
«Una chirurgia – ha chiarito subito il relatore – che poi tanto estrema non è, dato che di per sé non è molto complessa. È semplice e snella e molto meno invasiva di altre». Una tecnica diversa, quella degli impianti iuxtaossei, a cui lo specialista ha cominciato ad interessarsi 6 anni fa, dopo aver conosciuto il collega di Sassari Luigi Angelo Vaira che la utilizza e constatando i numerosi fallimenti soprattutto nel sito della mandibola dopo la riabilitazione con utilizzo di osso omologo.
Un metodo avanzato per chi ha perso i denti e presenta una grave atrofia ossea che prevede, al posto degli impianti tradizionali avvitati all’interno dell’osso, una struttura in titanio, una sorta di griglia, progettata su misura per il paziente, che viene appoggiata direttamente sopra l’osso mascellare o mandibolare, sotto la gengiva.

«Il concetto di implantologia – ha sottolineato il dottor Iachini – oggi sta cambiando, le esigenze del paziente sono cambiate: non vuole più aspettare la terapia o il carico differito. Oggi l’obiettivo sta evolvendo verso una riabilitazione immediata che riduce al massimo il costo chirurgico del paziente». Da qui la possibilità che gli impianti iuxtaossei possano diventare la prima e non più l’ultima risorsa dopo fallimenti precedenti.
Anche attraverso il supporto di casi clinici, l’esperto ha così confrontato questa tecnica con quelle tradizionali – innesti ossei, rigenerazione ossea guidata, impianti zigomatici... – sottolineando come non siano poi tanto meno estremi, visti i rischi e i costi biologi elevati che comportano per le persone.
L’idea di usare griglie che sfruttino l’ancoraggio sull’osso residuo per cercare di fare questo tipo di riabilitazione nasce in realtà negli anni Quaranta, ma viene presto abbandonata per l’invasività e i limiti tecnologici. «Oggi invece – ha aggiunto il relatore – stanno tornando in auge grazie alla rivoluzione dell’osteointegrazione e a nuovi strumenti come la TAC, il CAD/CAM e la protesi digitale. Quali i vantaggi? Una singola chirurgia, la riduzione della morbilità, la possibilità di carico immediato e i risultati predicibili».
Il tutto, però, ad alcune condizioni precise: innanzitutto un’accurata selezione del paziente, che non è solo quello con atrofia estrema, ma anche colui per cui il costo biologico delle alternative è troppo elevato: da considerare la qualità dei tessuti molli, la compliance e l’assenza di controindicazioni sistemiche. No, dunque, al paziente, fumatore, bevitore, in sovrappeso o diabetico.
Secondo punto cruciale la stretta collaborazione tra chirurgo e dentista per una progettazione accurata e condivisa: vanno valutate le strutture anatomiche, dal nervo alveolare inferiore al pilastro zigomatico al seno mascellare, e la biomeccanica per la distribuzione dei carichi. Altri aspetti tecnici cruciali: la progettazione CAD dell’impianto, la scelta del numero e della lunghezza delle viti e la piezochirurgia per preparare gli slot. A garantire biocompatibilità e stabilità meccanica la produzione attraverso laser o fresatura, quest’ultima preferita per qualità.
«Il vero punto debole di questa tecnica? La complicanza principale – ha aggiunto il relatore – è la deiscenza dei tessuti molli, gestibile però con tecniche chirurgiche adeguate e una rigorosa igiene post-operatoria». Meglio poi non usarla per un singolo elemento. «Allestire tutto questo – ha spiegato – per un dente solo non ha un rapporto positivo tra costo e beneficio. Non ha senso, ci sono tecniche più efficaci. La consiglio per un minimo di 3 elementi».
Un’organizzazione accurata e una progettazione condivisa tra chirurgo e dentista sono, dunque, le chiavi del successo di questa nuova possibilità. «La riduzione del costo biologico – ha concluso il dottor Iachini – e il risultato predicibile non devono essere solo e soltanto un paracadute finale di un percorso fallimentare, ma possono essere considerati come una prima soluzione per una riabilitazione che ha più probabilità di successo e riduce i costi chirurgici del paziente».

Si va verso le battute finali per queste Serate Odontoiatriche 2026. L’ultimo appuntamento è in programma martedì 7 luglio, sempre a partire dalle ore 19, nella sede dell’Ordine con il professor Eriberto Bressan, specialista in Implantologia Orale ed Extraorale e in Ortognatodonzia, docente al dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova, nonché fondatore e presidente eletto dell’Italian Academy of Osseointegration (IAO), che si occuperà del tema: Protesi conometrica implantare. La precisione e la facilità in guidata senza viti e cemento, what else?

Chiara Semenzato, giornalista OMCeO Venezia

Clicca qui per leggere il racconto della prima serata con Luca De Stavola (28 aprile 2026)

Clicca qui per leggere il racconto della seconda serata con Matteo Coppe (12 maggio 2026)