Il linguaggio del dolore che, attraverso la lente dei dannati della Commedia dantesca e delle loro sofferenze, filtra la realtà che i medici si ritrovano a vivere ogni giorno nei loro ambulatori e nelle corsie degli ospedali. È un saggio davvero molto particolare, che rinsalda il legame tra scienza e letteratura, il libro Quando la poesia cura. Leggere l’Inferno con gli occhi della medicina scritto da Giovanni Mandoliti, medico chirurgo, specialista in Radioterapia e Oncologia Clinica, già primario di Radioterapia Oncologica e già presidente dell’Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica, presentato ieri, mercoledì 9 luglio 2026, a Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio Regionale del Veneto.
Ad accompagnare l’autore Giovanni Leoni, presidente dell’OMCeO veneziano e vice nazionale, che ne ha scritto la prefazione, Gabriele Gasparini, guida della Fondazione Ars Medica, e una delegazione dell’amministrazione di Este, di cui Mandoliti è presidente del Consiglio Comunale, capeggiata dal sindaco Matteo Pajola.
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Il testo, pubblicato nel 2026 da Armando Editore, affronta, appunto, il tema del dolore, sia fisico sia psichico, esplora il legame tra medicina e medical humanities, quel settore di studi che fa dialogare la scienza con le discipline umanistiche per approfondire la comprensione della malattia e della cura, e invita a una riflessione profonda sulla sofferenza umana, in particolare sulla condizione del malato e sul fine vita.
«Il libro – ha sottolineato il consigliere Andrea Tomaello, presidente della prima Commissione – mette assieme la cura e la poesia, due mondi apparentemente diversi, ma che in realtà sono strettamente correlati tra loro, se letti con occhi particolari, regalando al lettore emozioni positive, con un interessante richiamo alla Divina Commedia». Nel saggio, infatti, le pene dei dannati rappresentano una sofferenza multidimensionale: somatica, psicologica, sociale e spirituale.
«Il libro di Mandoliti – ha spiegato il presidente Leoni – parla del del dolore, una manifestazione caratteristica della natura umana, che può essere fisico, ma anche psichico, o può essere una sofferenza dell’anima. Dante, che ha dedicato l’Inferno ai suoi nemici, si sofferma sui tormenti fisici e sulle punizioni. Mandoliti parla, invece, del dolore che, da medico, come tutti noi, ha sistematicamente incontrato nella sua vita professionale, ma anche di quello che proviamo come persone normali».
A partire da un assunto fondamentale: «Un uomo sano – ha ricordato ancora il dottor Leoni – desidera molte cose, ma un uomo malato ne desidera una soltanto: guarire». E sei i medici sanno come trattare o anche eliminare un dolore lieve, «dobbiamo, però, riflettere – ha aggiunto – su chi ha un dolore evolutivo, costante, incessante, sempre più difficilmente trattabile e su quanto possiamo fare noi nell’assistenza. Un tema centrale e attuale».
Il saggio di Giovanni Mandoliti, allora, si concentra sulla poesia del dolore, sul linguaggio del dolore «e ti porta, alla fine – ha spiegato il presidente dell’Ordine veneziano – a considerarlo come parte della tua esistenza. Ognuno lo vive a modo suo: c’è chi lo condivide, chi si ritira e lo soffre personalmente, c’è chi lo ignora e chi lo trasforma in analisi poetica».
Giovanni Mandoliti, per spiegare l’ispirazione che l’ha portato a scrivere questo saggio, è partito, invece, dalla precisione clinica con cui Dante, influenzato dagli studi medici a Bologna con Taddeo Alderotti, descrive il dolore nell’Inferno, anticipando di secoli le scoperte neurobiologiche.
«L’idea di scrivere questo libro – ha spiegato – è derivata dalla fascinazione per la Divina Commedia, nata tra i banchi di scuola, e dall’interesse specifico intorno al tema del dolore, di cui mi sono sempre occupato nel corso della mia carriera di oncologo».
A spingere all’approfondimento in particolare uno studio del 2023 che metteva in correlazione il dolore descritto da Dante con i parametri medici che si usano oggi per classificarlo, attraverso le dimensioni sensoriale, affettiva e valutativa. «Dante, proprio nell’Inferno – ha aggiunto – usa il sapere medico per mostrare l’unità drammatica tra corpo e anima, e io mi sono inventato un capitolo per il dolore che si fa voce, e restituisce al dolore una dimensione narrativa, come se fosse un’esperienza globale: fisica, emotiva, cognitiva, relazionale e sociale. E noi, oggi, dobbiamo restituire al dolore la dimensione umana».
La sofferenza dell’Inferno non è solo una scenografia morale, «ma un’esperienza pulsante: trema nei denti degli ignavi, fluisce sulla pelle dei bestemmiatori, grava sul respiro dei golosi, si congela nelle ossa dei traditori». Le pene dei dannati non sono solo immagini poetiche e teologiche, ma «rappresentazioni delle molteplici forme del dolore – ha sottolineato ancora l’autore – che il medico incontra nella pratica clinica: dal dolore fisico alla sofferenza psicologica, dall’isolamento sociale fino alla dimensione spirituale ed esistenziale della malattia. I personaggi dell’Inferno diventano così figure emblematiche attraverso cui riflettere sulla fragilità umana e sul rapporto tra cura e persona».
Il dolore, insomma, questa la conclusione del saggio, va considerato nella sua totalità fisica, emotiva e relazionale: «La medicina – l’invito di Giovanni Mandoliti – non può limitarsi alla diagnosi e al trattamento della patologia, ma deve saper ascoltare, comprendere e interpretare il vissuto del paziente, restituendo al dolore la sua dimensione umana».
Chiara Semenzato, giornalista OMCeO Venezia
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- per leggere il comunicato stampa diffuso dal Consiglio Regionale del Veneto ieri alla fine della presentazione
- per vedere le interviste realizzate dall'ufficio stampa del Consiglio Regionale del Veneto: https://youtu.be/ZLmaVS9Ty60?si=FT0UXwAxZu65hltm
- per vedere la presentazione integrale del libro: https://www.facebook.com/share/v/17zjmFAdhJ/