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Cos’è, come si installa, quali sono i vantaggi del suo utilizzo rispetto agli altri impianti: tutto ciò che c’è da sapere sulla protesi conometrica, una tecnica di riabilitazione dentale senza viti o cemento, è stato spiegato lo scorso 7 luglio nella quarta e ultima delle Serate Odontoiatriche 2026 dedicate all’implantologia, organizzate per l’Ordine dal presidente della CAO lagunare e componente della CAO nazionale Giuliano Nicolin tra la primavera e l’inizio dell’estate.
Protagonista assoluto della formazione è stato il professor Eriberto Bressan, specialista in Implantologia Orale ed Extraorale e in Ortognatodonzia, docente al dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova, nonché fondatore e presidente eletto dell’Italian Academy of Osseointegration (IAO).

Ad accogliere i partecipanti proprio il presidente Nicolin che ha brevemente illustrato un nuovo progetto di teleodontoiatria, presentato di recente anche a una serata dell’Ordine (vedi qui), per cui si stanno mettendo a punto protocolli, linee guida, device e piattaforme e che, per ora, si sta testando su pazienti fragili, come gli ospiti delle case delle riposo. In sala anche il presidente dell’Ordine e vice nazionale Giovanni Leoni che si è complimentato per la formula agile di queste serate, definite un “afternoon un po’ prolungato”, e che ha ribadito come «le attività ordinistiche locali restino sempre il cuore, il motivo principale per cui siamo qui a rappresentare la nostra professione»
Come già nei tre appuntamenti precedenti, inoltre, il dottor Ferdinando Barracano, consulente dell’Ordine per le questioni assicurative, ha curato un breve spazio informativo presentando la neonata associazione Salute e Welfare, che si occupa di nuove tutele per gli iscritti, tra cui quella legale penale, con libera scelta dell’avvocato, l’Rc patrimoniale, in particolare per chi ha società di persone o di capitali, polizze per la non autosufficienza estese fino a un’età di 84 anni, e, specifica per gli odontoiatri, una convenzione per l’insuccesso implantare.

Guarda qui i volti dei protagonisti

Introdotto da Luca Pellizzato, presidente di ANDI Venezia che patrocina le serate, che ne ha sottolineato il curriculum di spessore nazionale e internazionale, Eriberto Bressan è andato subito al cuore della questione illustrando la tecnica della protesi fissa conometrica, che ha degli evidenti vantaggi, a partire dalla semplicità applicativa «perché – ha sottolineato subito – è molto importante riuscire a capire quello che rende facile il nostro lavoro in studio. E la semplicità si incontra molto bene con la conometrica».
Dal punto di vista strutturale, questa protesi fissa – che dunque non può essere rimossa dal paziente – è costituita da un impianto, un moncone, l’abutment, e una cappetta conometrica di precisione spessa 0,5 millimetri inserita all’interno della capsula. «Attraverso la passivazione – ha aggiunto l’esperto – la cappetta rimane dentro, così che tra la protesi e l’abutment voi non avete né viti di fissaggio né cemento. Se io attivo la mia cappetta verticalmente tra i 3 e i 400 Newton, la forza di rimozione è simile a quella di una cementata. Questa forza viene esercitata naturalmente dal paziente con la masticazione». Gli abutment vanno avvitati direttamente nella testa dell’impianto, possono essere dritti o angolati e il loro parallellismo ha un margine di tolleranza di 10 gradi.
Alla semplicità dell’innesto segue un’altrettanta facilità nella rimozione, il più importante tra i vantaggi di questa tecnica: per questioni di igiene o di controllo, il dentista può rimuoverla quando vuole velocemente con piccole vibrazioni laterali, semplici colpi che disinnescano la prima conometria.
Ai partecipanti, però, anche una raccomandazione. «Cappette e abutment non possono essere creati dal nostro tecnico che può fare lavori molto precisi in cementato e avvitato, ma non non potrà mai avere la precisione delle cappette e degli abutment prodotti con macchinari ad alto valore numerico».
Ma perché usare una protesi conometrica a fronte di quelle avvitate o cementate? Perché ci sono diversi vantaggi. Tra i principali benefici si contano: l’assenza di fori occlusali, importante per l’estetica, e di cemento residuo nel solco, l’occlusione stabile e, si è detto, la facilità di rimozione da parte del clinico tramite piccole vibrazioni laterali. Ma la tecnica garantisce anche un sigillo biologico ottimale, riducendo notevolmente il rischio di mucosite e perimplantite. «In pratica – ha sottolineato il professor Bressan – la conometrica unisce i vantaggi degli altri due tipi di protesi».
Dopo essersi soffermato sulle ragioni di un cattivo mantenimento della protesi – quando il dentista non dà istruzioni corrette e non spiega le complicanze o quando il paziente non capisce o non è più in grado di fare una corretta pulizia – l’esperto ha evidenziato «l’importanza di questa soluzione per il futuro, a fronte di una popolazione sempre più anziana e con difficoltà a garantirsi una corretta igiene orale». La protesi conometrica, infatti, risolve queste criticità poiché permette una rimozione e un reinserimento estremamente rapidi e semplici, facilitando il lavoro delle igieniste e il mantenimento a lungo termine, anche in pazienti con scarsa manualità.
«La conometria – la sintesi del professor Bressan – ci aiuta ad avere un migliore accesso per prevenire le complicanze biologiche o biomeccaniche, con meno costi e meno tempo, migliorando la gestione clinica e il rapporto di fiducia con il paziente». In questa direzione, soprattutto con persone a rischio, è fondamentale «investire tempo – ha concluso – sul consenso informato, in cui si specifica che il paziente ha capito quello che sto spiegando, che è importante che ci sia collaborazione da parte sua, venire ai controlli ad esempio, e che ci sia un buon mantenimento dell’igiene. Si deve scrivere anche che per un paziente fumatore o parodontale, senza igiene, in letteratura è riportato un maggior rischio di complicanze».

Ampio e articolato, dunque, questo viaggio nel mondo dell’implantologia durante le Serate Odontoiatriche 2026: un percorso cominciato con un luminare illustre, Luca De Stavola, sui fondamenti della tecnica e la gestione della rigenerativa, proseguito con Matteo Coppe e il suo approccio razionale dalle basi chirurgiche alla rigenerazione ossea, e con Iacopo Iachini e le nuove possibilità offerte dagli impianti iuxtaossei, e approdato infine al professor Enrico Bressan con i vantaggi delle protesi fisse conometriche. Un viaggio ad alta tecnologia su cui la formazione per gli odontoiatri è fondamentale per restare sempre al passo con i tempi e, soprattutto, offrire soluzioni più efficaci e meno impattanti per i pazienti.

Chiara Semenzato giornalista OMCeO Venezia

Clicca qui per leggere il racconto della prima serata con Luca De Stavola (28 aprile 2026)

Clicca qui per leggere il racconto della seconda serata con Matteo Coppe (12 maggio 2026)

Clicca qui per leggere il racconto della terza serata con Iacopo Iachini (26 maggio 2026)