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Il dentista è un medico e deve ricordarsi che, attaccata al dente, c’è sempre una persona. È partito da questo assunto, ripetuto più volte nel corso della serata, il professor Christian Bacci, protagonista lunedì 30 maggio dell’incontro di aggiornamento Cosa significa essere medico odontoiatra. Il paziente con patologie sistemiche e terapie complesse organizzato al Centro Cardinal Urbani di Zelarino dalla Commissione Giovani Medici e Odontoiatri dell’Ordine, sotto la guida scientifica di Andrea Zornetta.
Un incontro finalmente in presenza dopo due anni di pandemia, che ha visto la presenza in sala di tantissimi giovani e a cui non sono voluti mancare il presidente della CAO lagunare Giuliano Nicolin, che ha aperto la serata nel ricordo di Bruno Noce – guida degli odontoiatri di Rovigo, recentemente scomparso e da sempre vicino ai colleghi lagunari – e il presidente dell’Ordine e vice nazionale Giovanni Leoni, che ha accennato ai risultati raggiunti ad aprile dalla prima conferenza nazionale sulla questione medica convocata a Roma dalla FNOMCeO.
«Il ministro della Salute Roberto Speranza – ha spiegato il dottor Leoni – ha promesso l’aumento del fondo sanitario nazionale da 114 a 124 miliardi di euro in due anni. Segno della chiusura, finalmente, di una stagione al ribasso per il servizio sanitario. Sul fronte degli odontoiatri, invece, si è parlato dei 6 milioni di incapienti di fatto senza cure odontoiatriche: un’azione da mettere subito in campo perché un paese evoluto si distingue anche per questo tipo di assistenza».

Ad approfondire il tema scelto per l’aggiornamento, si diceva, un unico relatore: l’odontoiatra Christian Bacci, specialista in Chirurgia Orale, PhD e dirigente medico dell’Azienda Ospedale Università di Padova, anche lui grande amico dell’OMCeO veneziano di cui è stato più volte ospite in passato.
«Con la Commissione Giovani – ha spiegato il dottor Zornetta presentando il gruppo – cerchiamo di aiutare chi si affaccia a questa professione molto bella, ma a volte anche molto complicata. Spesso affrontiamo problemi basilari, come, ad esempio, iniziare l’attività e capire come muoversi nelle difficoltà burocratiche. Sul fronte professionale, però, avevamo voglia di fare qualcosa di interessante, che non viene affrontato molto spesso nei convegni: la gestione dei pazienti critici, quelli più difficili, che arrivano nel nostro studio e non godono propriamente di ottima salute».
Gestire queste persone, allora, può essere davvero problematico e diventa indispensabile un rapporto stretto tra l’odontoiatra e il medico di famiglia: per non essere odontocentrici e guardare al paziente in maniera completa.

Il professor Bacci ha sgombrato subito il campo da ogni equivoco. «L’odontoiatra è un medico – ha spiegato – indipendentemente dalla sua formazione post laurea. Lo dice chiaramente anche il Codice etico deontologico che parla di “medici chirurghi e odontoiatri di seguito indicati con il termine ‘medico’, tenuti alla conoscenza delle norme del presente Codice, la cui ignoranza non lo esime dalla responsabilità disciplinare”. Non dobbiamo vivere nel terrore di essere puniti dall’Ordine dei Medici o dalle autorità giudiziarie. Dobbiamo fare buona medicina e le norme le troviamo nel Codice».
Affrontare emergenze o urgenze, dunque, può capitare in uno studio odontoiatrico e ancora di più dover gestire pazienti con cronicità o patologie importanti o che assumono terapie farmacologiche. Fondamentale, allora, diventa la valutazione della persona perché valutandone bene il quadro, si valuta bene anche il rischio. «Ci sono linee guida – ha sottolineato il professor Bacci – che spiegano chiaramente quali pazienti possono essere trattati in ambiente extraospedaliero e quali no. Per noi sarebbe bellissimo che il paziente inviato dal medico di famiglia o dal pediatra arrivasse con una breve anamnesi… È già una fortuna, invece, quando arrivano con un foglietto scritto a mano di loro pugno con la lista dei farmaci che assumono».
Tra i consigli dati ai colleghi, la dotazione minima e indispensabile di strumentazione che uno studio odontoiatrico deve avere per riuscire a gestire al meglio pazienti difficili: un defibrillatore, i farmaci per l’emergenza «che bisogna saper usare», uno sfigmomanometro, un saturimetro, un glucometro, un coagulometro e l’ossigeno.

Il professor Bacci ha poi passato in rassegna, anche con l’analisi di casi clinici concreti, alcune della patologie più frequenti con cui l’odontoiatra si trova ad avere a che fare, illustrandone le linee guida o le indicazioni e spiegando quando trattare il paziente e quando no, quando fare le misurazioni, come affrontare la seduta: l’ipertensione, il diabete, l’infarto recente del miocardio, la sindrome coronarica acuta, il portatore di pacemaker, le broncopneumopatie e l’ansia, soffermandosi infine sulla gravidanza e l’allattamento che non sono patologie, ma stati fisiologici e che vanno trattati con una certa cautela.
Un approfondimento particolare, infine, è stato dedicato a tutte quelle condizioni che alterano la coagulazione e la crasi ematica. Il corretto processo di coagulazione ematica è stato paragonato a uno sgabello con tre gambe, di cui una è l’aggregazione piastrinica, una la via estrinseca, l’ultima la via intrinseca – «Se funzionano tutte e tre – ha spiegato l’esperto – mi posso sedere sopra anche se peso 150 chili, se una delle tre non funziona forse sì o forse no, se tutte e tre non funzionano di sicuro mi trovo seduto per terra». Alla fine anche un focus anche sulla necessità di interrompere o meno gli anticoagulanti in caso di intervento odontoiatrico.

«Tutti questi pazienti – ha concluso Christian Bacci – sono complessi, le loro situazioni vanno discusse caso per caso. Hanno necessità speciali, non sono come tutti gli altri: funziona tutto bene se li trattate bene. Altrimenti i rischi sono elevati, per voi e per loro».

Andrea Zornetta, odontoiatra e componente Commissione Giovani OMCeO Venezia
Chiara Semenzato, giornalista OMCeO Venezia