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C’è una gran voglia di dialogo e confronto tra gli iscritti dell’OMCeO Venezia. Una forte necessità di affrontare insieme le difficoltà legate alla professione, i disagi e le sofferenze, le criticità organizzative, il rapporto tra colleghi, la relazione, spesso deteriorata, con il paziente. Ma anche di parlare di soddisfazioni, di gratificazioni, di felicità.
Prova ne è il gran successo riscontrato dal primo incontro lo scorso 27 giugno del nuovo ciclo di serate filosofiche, organizzato per l’Ordine da Gabriele Gasparini e Marco Ballico, rispettivamente presidente e coordinatore del Comitato Scientifico della Fondazione Ars Medica, con il supporto e la guida filosofica del professor Luigi Vero Tarca, docente onorario all’Università Ca’ Foscari di Venezia, e a cui hanno partecipato anche il presidente e vice nazionale Giovanni Leoni e il segretario Paolo Sarasin.
Un nuovo ciclo, dopo un anno di pausa, all’insegna di un titolo enigmatico ma emblematico – S.O.S., cioè Senza Obiettivo Strategico – che ha incuriosito e stuzzicato 25 tra medici e odontoiatri veneziani che hanno risposto all’appello, presentandosi nella sede dell’Ordine.

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«Con i filosofi – ha esordito Gabriele Gasparini – abbiamo un debito culturale inestinguibile: con loro abbiamo affrontato un percorso che ha portato tanti frutti interessanti. Questi incontri nascono perché pensiamo che la professione debba mettersi in gioco e che serva qualcuno che dia una prospettiva diversa. E chi meglio dei filosofi può farlo?».
«Questi incontri – ha aggiunto Marco Ballico – sono dominati dall’ambivalenza: SOS da una parte è un grido disperato di aiuto, di emergenza e dall’altra significa Senza Obiettivo Strategico, dove la strategia è proprio una di quelle operazioni umane che prevede dei metodi per raggiungere un obiettivo. No, questa volta il pensiero è diverso: non vogliamo indurre alla confusione, ma stare sull’ambivalenza. Il Covid è stato una chiave di volta in cui abbiamo consegnato la nostra vita alla tecnica perché abbiamo cominciato ad usarla per starci vicino. Ma la tecnica ci ha divorato, un processo di non facile governo. L’obiettivo siamo noi: nella visione della tecnica, dei robot, c’è il rischio che il medico sparisca».
Ha voluto, invece, il presidente Giovanni Leoni, declinare in modo particolare il concetto di sanità differenziata raccontando la sua partecipazione, quello stesso giorno a Roma, al premio Eccellenze dell’Informazione Scientifica, con il terzo posto ottenutoo dall’Ordine nella sezione “Eventi” con il convegno sull’intelligenza artificiale, organizzato a marzo dal presidente della CAO lagunare Giuliano Nicolin. «A questo premio – ha spiegato Leoni – c’erano tanti giovani entusiasti, molti al di sotto dei 40 anni. Ho visto la sanità del futuro. Poi, però, io in ambulatorio vedo solo 60-70-80enni… Alla fine per loro, ancora per un po’ di anni, l’interfaccia umana, cioè noi, sarà indispensabile. Puoi avere tutti i devices e le apparecchiature che vuoi, poi però devi tradurre questo nel colloquio con il paziente, a cui devi parametrarti, cercando di capire chi hai davanti. Tu puoi avere tutta la tecnologia che vuoi, e va bene, ma alla fine noi medici ci saremo sempre, il confronto è tra uomo e uomo».

Questi alcuni dei tanti temi emersi nelle oltre due ore e mezza di discussione:

  • la differenza tra generazioni di colleghi e la difficoltà di comunicare in particolare con i giovani, che hanno tutta un’altra impostazione;
  • la contraddizione tra l’alto numero di richieste per accedere alla facoltà di Medicina e la successiva fuga dei giovani dalle specialità più rischiose;
  • il rapporto medico-paziente, dove «c’è la malattia e poi c’è il vissuto della malattia, che non è solo contesto», e dove, allora, diventa fondamentale avere a disposizione tempo di relazione «altrimenti la nostra professione è tradita»;
  • il concetto di felicità nella professione medica, la soddisfazione e la gratificazione, che dovrebbero derivare dall’aver fatto il proprio dovere con i pazienti;
  • il privilegio di lavorare come medico di famiglia, dove la tecnologia esiste ancora poco e dove il lavoro è proprio, e ancora, la relazione con il paziente e il tempo che gli si dedica;
  • la necessità, soprattutto per il paziente terminale, di avere un medico che gli stia vicino, anche se non lo può salvare, che non lo abbandoni, che continui a dargli speranza, ma anche quanto si impara proprio dai pazienti, quando riescono a dare un senso alla loro malattia;
  • la femminilizzazione della professione, sempre più rosa, dati alla mano;
  • la lentezza della politica a capire i cambiamenti della professione.

«I problemi dei medici – ha spiegato il professor Luigi Vero Tarca, ribadendo un concetto già espresso in passato – non sono problemi medici. Il vostro problema è filosofico, umano, spirituale, antropologico, cosmico, teologico. Voi, essendo medici, lo vedete dal punto di vista medico. Noi, essendo umani, lo vediamo dal punto di vista umano. Siamo tutti di fronte allo stesso problema, ma, per capire qualcosa di quello che succede al medico, dobbiamo avere un quadro completo, rappresentare tutte le altre voci».
Il filosofo, allora, ha proposto ai partecipanti di impostare gli incontri sul dialogo, ma, per farlo, ha posto due condizioni: la verità e la sincerità. «Ma chiedere all’uomo di essere sincero – ha aggiunto – è come chiedere a un animale che vive in fondo all’oceano di volare. Per parlarvi sinceramente, poi, la prima cosa che devo dirvi è che non posso essere sincero...». E parlando di verità: «La verità innegabile – ha detto – è che la verità, cioè il discorso che ha valore, si determina mediante la negazione. Se qualcuno di voi mi dice “Professore lei sbaglia” e pretende che questo suo discorso abbia valore, costui sta confermando la verità di quello che io ho detto. Nel momento in cui neghi la verità, proprio lì la riaffermi».

Il professor Tarca ha accennato velocemente anche al tema:

  • della tecnica: «Per capirci qualcosa voi dovete guardare anche al di fuori del vostro fronte medico. Dovete vedere cosa succede altrove. Noi oggi viviamo nell’epoca della religione tecno-democratica, ma in questa religione i medici, come pure i professori universitari, che prima erano i vescovi della religione, non contano niente»;
  • della medicina oggi fondata sul concetto di “nemico”: «La malattia è il male, il nemico che va combattuto. La medicina dunque è un’operazione di guerra, in cui c’è il nemico perfetto, il male, sulla cui sconfitta siamo tutti d’accordo. Il medico è l’unico lavoro in cui sei sicuro di fare il bene perché togli il male».

Tanta, tantissima, insomma, la carne al fuoco. Matasse che si cercheranno di sbrogliare, per conoscere meglio se stessi e anche la professione, nei prossimi appuntamenti, che saranno programmati dopo l’estate. Chi volesse partecipare, può farlo: basta iscriversi inviando un’e-mail con nome e numero di cellulare all’indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Chiara Semenzato, giornalista OMCeO Venezia