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Quanti, anche tra i medici e gli odontoiatri, sanno che cos'è una biobanca? E a cosa servono questi istituti? Lo spieghierà il dottor Massimo Gion, referente Biobanca, dell'Ospedale San Camillo IRCCS Alberoni Venezia, in questo seminario in programma nella sede dell'Ordine il prossimo 11 maggio, organizzato dal segretario Paolo Sarasin.

Grazie a tecnologie sempre più sofisticate, la ricerca di base identifica nuovi farmaci mirati a bersagli biologici e nuovi test diagnostici o predittivi con crescente rapidità.

Questo innegabile progresso non si traduce però in un altrettanto rapido trasferimento dell’innovazione alla pratica clinica a causa del collo di bottiglia rappresentato dal percorso di validazione, che richiede casistiche consistenti e adeguati tempi di follow-up. Le biobanche di ricerca sono state pensate per accelerare questo percorso di trasferimento. Infatti, la disponibilità di materiale biologico appropriatamente conservato con dati clinici associati equivale ad avere una casistica ampia con un follow-up adeguato già pronta nel momento in cui si rende disponibile un nuovo biomarcatore. Anche in campo epidemiologico, la disponibilità di biobanche consente di cercare a posteriori marcatori predittivi in campioni raccolti anni prima dalle persone nelle quali si manifesta una data condizione morbosa.

Relazione:

(I biomarcatori) Negli ultimi 30 anni, l’utilizzo di raccolte di campioni biologici è diventato sempre più frequente sia negli studi clinici ed epidemiologici, che nella ricerca e sviluppo di biomarcatori. Ad esempio, circa il 40% degli studi pubblicati sul cancro hanno utilizzato campioni biologici umani, che rappresentano quindi la seconda risorsa biologica per importanza dopo le linee cellulari.

(Le criticità del campione) Tuttavia, l’uso massiccio di campioni biologici umani conservati ha fatto emergere le criticità connesse con la raccolta dei campioni e l'affidabilità dei dati associati. Ad esempio, per alcuni analiti delicati, come le citochine infiammatorie o taluni fattori di crescita, modalità diverse di prelievo, come ad esempio l’uso di siero o di plasma, possono portare a differenze di ordine di grandezza delle concentrazioni misurate in uno stesso campione di sangue.

(Biobanche, non collezioni!) Le biobanche di ricerca sono state pensate e attuate per risolvere tali problematiche. Infatti, diversamente dalle classiche collezioni informali di campioni spesso usate in ambito clinico, una biobanca di ricerca è una struttura formalmente riconosciuta, che segue procedure altamente standardizzate - a garanzia della qualità dei campioni e della tutela dei diritti dei partecipanti - per raccogliere, conservare e distribuire campioni biologici e dati associati per scopi di ricerca. Le biobanche di ricerca rappresentano oggi uno strumento fondamentale per promuovere la ricerca scientifica garantendo la riproducibilità dei risultati grazie al rispetto di pratiche standardizzate e di requisiti etici.

(La standardizzazione internazionale) Il coordinamento delle biobanche di ricerca è fondamentale per raggiungere il livello di standardizzazione nazionale e sopranazionale necessario per integrare casistiche e risultati. Nelle ultime due decadi sono state infatti fondate e portate a regime infrastrutture internazionali dedicate alle biobanche. Nel 2006, il Forum strategico europeo sulle infrastrutture di ricerca (ESFRI) ha inserito nella sua tabella di marcia una rete paneuropea di biobanche e ha avviato una specifica infrastruttura dedicata alle biobanche e alle risorse biomolecolari (BBMRI). Nel 2013 a BBMRI è stato ufficialmente conferito il ruolo giuridico comunitario di consorzio europeo di infrastrutture di ricerca (ERIC). Il ruolo di BBMRI-ERIC è quello di gestire l'elenco delle biobanche europee e di offrire supporto alle biobanche in termini di gestione della qualità, tecnologia dell'informazione, ELSI e Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR). Il BBMRI-ERIC svolge le sue attività attraverso la partecipazione attiva dei nodi nazionali. Complessivamente, afferiscono a BBMRI-ERIC 384 biobanche di ricerca europee, delle quali 62 sono italiane.

(Aree di destinazione delle biobanche) Le biobanche di ricerca possono essere finalizzate a diversi obiettivi. Le più note sono le biobanche di popolazione e le biobanche di patologia. Le prime, raccolgono campioni provenienti dalla popolazione generale e hanno l'obiettivo di studiare il ruolo di biomarcatori e dell'esposizione a fattori esterni nello sviluppo di specifiche malattie.  Le biobanche orientate a specifiche patologie raccolgono campioni biologici provenienti da pazienti con determinate malattie e studiano biomarcatori ai fini diagnostici, prognostici o predittivi. Sono esempi conosciuti le biobanche dedicare al cancro, alle malattie cardiovascolari o alle malattie neurodegenerative. Le biobanche possono conservare diversi tipi di campioni biologici, come fluidi umani (sangue, siero, plasma, urina, saliva e liquido spinale), cellule (ad esempio, cellule del midollo osseo e cellule mononucleate del sangue periferico), acidi nucleici (RNA, DNA, mDNA e microRNA) o tessuti.

(La partnership con i cittadini) Il delicato funzionamento delle biobanche richiede governance, organizzazione (a livello scientifico, tecnico e amministrativo) e finanziamenti specifici. Molti attori svolgono un ruolo in questo processo e l'integrazione di competenze diverse è fondamentale. Fra queste “competenze” si include anche il paziente e il cittadino “laico”. La maggior parte delle ricerche in campo sanitario sarebbe impossibile senza il coinvolgimento attivo dei pazienti. Tradizionalmente, i pazienti sono stati coinvolti in modo “passivo” come soggetti/partecipanti alla ricerca, e solo raramente i pazienti e le loro organizzazioni rappresentative sono stati considerati partner nelle pratiche di ricerca. Tuttavia, negli ultimi 20 anni si è assistito a un crescente interesse e a un'attività sempre più intensa a livello locale, nazionale e internazionale nel coinvolgimento dei pazienti e, in particolare, a un interesse specifico nel coinvolgimento dei pazienti e del pubblico anche nel settore delle biobanche.

(Il Medico di Medicina Generale). In questo scenario in evoluzione, i medici e gli altri operatori sanitari vicini ai propri assistiti hanno un ruolo importante come ponte fra i ricercatori e i cittadini, sia per rispondere alle domande che possono essere loro poste dai propri pazienti, sia soprattutto per contribuire alle attività delle biobanche con i suggerimenti o le proposte che possono emergere solo dal mondo reale.

Il seminario è dedicato ai Medici Chirurghi di tutte le disicpline e agli Odontoiatri

I crediti ECM assegnati saranno 2.

Posti diponibili: 50.

Qui la locandina con il programma dettagliato dell'iniziativa:  pdf Biobanche A3Rev 01 11 05 2026(255 KB)

Clicca qui per effettuare l'iscrizione: https://omceove.irideweb.it/events/212f46fb-84ed-4b84-4cb9-08de9477e6e9