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Masticare nel modo giusto fa bene alla salute generale. E non solo: in ottica di prevenzione, proprio osservando gli effetti della masticazione gli odontoiatri possono trasformarsi in sentinelle di patologie nascoste. Questi i messaggi arrivati da Massimo Fuzzi, protagonista lo scorso 31 marzo del convegno Efficienza masticatoria, salute e qualità della vita: il ruolo dell’odontoiatra, organizzato per l’OMCeO veneziano da Luca Donolato, segretario della CAO lagunare, e che ha richiamato nella sala Caterina Boscolo numerosi partecipanti.
«Un tema originale e trasversale» hanno sottolineato il presidente dell’Ordine e vice nazionale Giovanni Leoni, in collegamento video da Palermo per un’iniziativa FNOMCeO, e il presidente della Commissione Albo Odontoiatri Giuliano Nicolin portando i loro saluti.
Una serata di approfondimento destinata non solo ai dentisti, ma anche ad alcune specialità mediche – chirurghi maxillo-facciali, chirurghi plastici e ricostruttivi, otorinolaringoiatri, medici di famiglia e gastroenterologi – definita “anomala, fuori dagli schemi” dallo stesso relatore. Un’iniziativa che fa parte di un progetto più ampio che sta girando l’Italia, promosso dalla CAO nazionale e dall’AIOP (Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica). «Pensare all’odontoiatria – ha sottolineato il dottor Fuzzi – come qualcosa di a sé stante è giusto per certi versi, ma limitativo per altri. La bocca influenza il resto del corpo e viceversa: dobbiamo anche noi guardare la persona nella sua interezza. Questo progetto vuole promuovere un approccio interdisciplinare alla cura del paziente per migliorare la qualità dei nostri trattamenti».

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Da qui l’idea di occuparsi di masticazione, un tema molto ampio che il relatore ha articolato in diversi capitoli: cosa si intende per qualità della vita e funzione masticatoria, quali sono le correlazioni tra salute generale e orale – cioè ciò che dal resto del corpo impatta sulla bocca – e viceversa – cioè ciò che parte dalla bocca e impatta sul corpo – il ruolo delle parafunzioni e, infine, quello di medici e dentisti.
Se, dunque, secondo la definizione del Ministero della Salute, la qualità della vita è “la percezione che gli individui hanno della loro posizione nel contesto della cultura e dei sistemi di valori in cui vivono, in relazione ai loro obiettivi e aspettative”, questa qualità può essere in accordo o in conflitto con la salute orale, ma c’è comunque una correlazione. «Su questo rapporto – ha sottolineato l’esperto – la ricerca medico odontoiatrica ci dice che il ruolo più attivo del paziente è come membro del team di trattamento. E noi dobbiamo approcciarci a lui basandoci sull’evidenza della pratiche sanitarie.Cosa, in realtà, più facile da dire che da fare».
Partendo dalla funzione masticatoria – il processo fisiologico che riduce il cibo in piccoli pezzi, mescolandolo alla saliva e preparandolo all’ingestione – il dottor Fuzzi ha poi spiegato come oltre ai denti siano coinvolte anche altre strutture, quelle ossee articolari del sistema neuromuscolare, ad esempio, i cui effetti impattano sul resto del corpo o i muscoli di lingua e guance, e come l’efficienza masticatoria di un paziente non possa in realtà essere valutata in modo oggettivo. Quindi, per capire come mastica, meglio fargli domande dirette: ha modificato la sua dieta negli ultimi anni? Riesce a masticare il cibo, la carne ad esempio o le caramelle?
Parlando poi dei fattori patologici locali, il relatore si è soffermato sul numero di denti che bastano o servono a masticare bene, sulla loro posizione e usura, sull’aspettativa di vita che si alza – e deve alzarsi anche quella della dentatura – sulla malocclusione, sulla perdita di sostanza dentale, sulla necessità anche di fare una valutazione preliminare soggettiva della dieta del paziente, chiedendogli se mangia bene e se ha un’alimentazione variata. Ma anche sui fattori patologici sistemici che comportano un’alterazione della funzione masticatoria o su cui, al contrario, la funzione masticatoria alterata può impattare.

Il dottor Fuzzi ha, quindi, passato in rassegna una ad una le patologie che possono impattare sulla salute della bocca:

  • quelle delle ghiandole salivari – con la riduzione di saliva legata a cattive abitudini, come fumo o alcol, ma anche al diabete, all’artrosi o all’assunzione di farmaci – che portano carie atipiche, sottolineando come «tanta saliva, pochi problemi»;
  • il reflusso gastroesofageo, epidemiologia molto diffusa che si manifesta con l’irritazione della faringe e della laringe, «di cui noi possiamo vedere gli effetti anche prima che il paziente si accorga dei sintomi assumendo un ruolo di sentinella» e che necessita di un approccio interdisciplinare;
  • le malattie del neurosviluppo, neurologiche e psichiatriche, i cui farmaci, assunti a lungo, possono avere effetti collaterali sulla salute della bocca;
  • i disturbi alimentari e della nutrizione (anoressia e bulimia nervose, disturbo dell’alimentazione incontrollata), «condizioni che riguardano soprattutto gli adolescenti e i giovani tra cui sono molto diffuse e che sta diventando un importante problema di salute pubblica perché questi ragazzi si autodistruggono» e potenzialmente hanno un orizzonte temporale di vita molto basso dei loro denti. «I sintomi extra orali che possiamo identificare – ha aggiunto – sono il segno di Russell, abrasioni sulle nocche delle mani che si mettono in bocca per provocare il vomito, il viso gonfio, i dolori alla gola provocati dagli sforzi dei conati, l’alopecia o l’alitosi. Nella bocca, invece, l’aumento di volume delle parotidi, le lesioni del palato o cariose, l’ipersensibilità dentinale, l’assottigliamento dei margini incisali e le erosioni dentali. Noi dobbiamo riavvolgere il nastro e arrivare alla diagnosi prima».

L’erosione dentale è un altro tema approfondito dall’esperto – anche grazie alla presentazione di numerosi casi clinici e suggerendo i diversi possibili trattamenti terapeutici in base al grado di consumo dello smalto – fenomeno di difficile quantificazione per la mancanza di indicatori, ma molto diffuso, che vede come soggetti a rischio i bambini con denti da latte, le persone con secchezza delle fauci o che soffrono di reflusso, atleti che consumano integratori, chi beve molte bibite gassate, caffè o tè.

Il dottor Fuzzi si è poi concentrato sulle patologie orali che possono avere un’influenza sul resto del corpo, a partire dal pesante impatto che la perdita dei denti può avere sia sotto il profilo fisico e sociale – difficoltà di masticazione e nel sorridere, vertigine, problemi di digestione – sia sotto quello psicologico. «La perdita dei denti – ha spiegato – è un elemento traumatico, soprattutto se si parla di quelli anteriori. È un momento in cui le persone percepiscono il tracollo fisico perché la dentiera ne è sintomo».
L’edentulismo comporta scarsa efficienza masticatoria, un’alterazione dell’anatomia del distretto orale, una riduzione della forza masticatoria e della rigenerazione dei tessuti, deficienze sensoriali della mucosa orale, deficit nutrizionali, una formazione del bolo alimentare e una deglutizione più difficile. «Questi pazienti – ha aggiunto l’esperto – spesso cambiano la dieta: non cercano più cibi che devono triturare in una certa maniera, ma quelli che possono ingoiare molto più facilmente. Assumono, quindi, meno cibi duri, minerali e vitamine proteiche». Da qui i deficit nutrizionali, l’aumento del colesterolo, la sarcopenia, l’esposizione a agenti ossidanti, i disturbi gastrointestinali, i problemi anche cardiovascolari, il rischio di diabete e i disturbi del sonno.
Ci sono poi gli effetti psicologici della mancanza dei denti: l’evento traumatico associato alla decadenza psicofisica, ma anche la riduzione delle funzioni cognitive o la depressione. La masticazione, infatti, stimola l’ippocampo e, a sua volta, la memoria. La buona masticazione, dunque, diviene anche un fattore di prevenzione delle disfunzioni cognitive.
Tra gli altri aspetti affrontati:

  • lo short dental arch, l’arcata dentale accorciata, concetto molto diffuso nei paesi nordeuropei, per cui bastano una ventina di denti, dal premolare in avanti, per una buona capacità masticatoria, «soluzione – ha specificato il relatore – di cui però io sono poco convinto»;
  • la capacità masticatoria in funzione non solo del numero di denti, ma anche della loro stabilità, con le differenze tra protesi totali e parziali, removibili o fisse, che possono migliorare la qualità della vita.

Un ruolo chiave sull’efficienza masticatoria lo gioca, infine, la qualità dell’occlusione e dunque, in ultima analisi, le parafunzioni. «Più noi – ha sottolineato il dottor Fuzzi – riusciamo a portare efficienza masticatoria collegata a un’integrazione dell’articolazione della muscolatura, più il nostro restauro protesico sarà in armonia e adatto alle necessità del paziente», Spesso, però, la persona non si rende conto di avere una scarsa efficienza masticatoria perché ci è arrivato passo passo, non all’improvviso, in decine d’anni in cui ha consumato i suoi denti, adattandosi, «e viene da noi – ha aggiunto – non perché non riesce a masticare, ma perché ha male».
Parafunzioni, dal bruxismo all’usura dentale, che non sono per forza associate ad abitudini viziate o a patologie, ma che hanno cause multifattoriali. «Io preferisco parlare – ha detto l’esperto – di sostanza dentale diversa, che può avere causa clinica o fisica».

Cosa può fare, allora, il dentista per mantenere e migliorare la funzione masticatoria? «Deve fare una diagnosi odontoiatrica – ha concluso il dottor Massimo Fuzzi – e una prognosi basata sulla raccolta di dati e sulla valutazione approfondita del paziente. In caso può avvalersi di approfondimenti multispecialistici: gastroenterologi, neurologi, endocrinologi ci possono aiutare. Dobbiamo adottare procedure legate alle buone pratiche, promuovere la prevenzione, con visite periodiche e sedute di igiene professionale, l’educazione alimentare e l’igiene orale domiciliare, intercettare le cause sistemiche locali che hanno causato il deficit della funzione masticatoria ed incentivare i rapporti interdisciplinari con diversi specialisti».
«Fondamentale, insomma – ha sottolineato in chiusura di serata Luca Donolato – fare attenzione nella pratica quotidiana agli aspetti orali ed extra orali della masticazione. Solo così possiamo diventare davvero sentinelle che indirizzano i pazienti agli specialisti per patologie più complesse e, magari, ancora nascoste». Guardare, insomma, oltre la bocca, con un approccio olistico del paziente che si prenda cura non solo dei suoi denti, ma del suo stato di salute e del suo benessere generali.

Chiara Semenzato, giornalista OMCeO Venezia