I fondamenti dell’implantologia, utili per i neofiti e la pratica quotidiana, e la gestione della rigenerativa i temi al centro della seconda delle 4 Serate Odontoiatriche organizzate per l’Ordine dal presidente della CAO lagunare Giuliano Nicolin in questo 2026. Protagonista assoluto dell’incontro di formazione del 12 maggio scorso Matteo Coppe, dentista trevigiano, esperto nel recupero del dente compromesso attraverso tecniche all’avanguardia e minimamente invasive, strumenti tecnologici di ultima generazione e protocolli operativi moderni.
Come già nel primo appuntamento del 28 aprile, il dottor Ferdinando Barracano, consulente dell’Ordine per le questioni assicurative, ha curato un breve spazio informativo concentrandosi sulla necessità, in particolare per gli odontoiatri impegnati in una società, di integrare le loro polizze e di compendiare nella Rc professionale anche la tutela patrimoniale, «tutte quelle garanzie – ha precisato – che riguardano la legge 231 del 2021: l’amministratore, gli altri soci e i beni della società, perché tutti sono esposti, la sicurezza e l’igiene sui posti di lavoro».
Fondamentale, poi, che oltre alla polizza Rc ce ne sia anche una di tutela legale, preferibilmente con un quarto del massimale dedicato, meglio se con una compagnia diversa per evitare conflitti d’interesse. Dall’esperto, dunque, la presentazione di un’opzione di tutela legale penale con un massimale di 50mila euro per evento, che copre anche il danno reputazionale, con un costo associativo di 8 euro al mese.
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Ready to start: approccio razionale alla moderna implantologia? il titolo dell’intervento di Matteo Coppe, presentato dall’amico e collega Giovanni Rizzo, componente da lungo tempo della Commissione Giovani dell’Ordine, che ha subito sfatato il luogo comune che dice che «mettere impianti è facile, è molto più difficile devitalizzare un molare. L’implantologia, però, non si esaurisce con l’inserimento della vite, ma con la realizzazione di un dente funzionale ed esteticamente valido. Il paziente non viene da noi per l’impianto, viene per riavere il suo dente, vuole che sia bello e vuole poterci masticare sopra. Se noi l’impianto l’abbiamo messo male non abbiamo questi requisiti».
L’implantologia, allora, diventa l’ultimo scalino di un percorso perché «per essere bravi implantologi – ha detto il relatore – bisogna essere bravi protesisti e avere competenze di parodontologia. Nel momento in cui si inizia a fare impianti cambia completamente il nostro modo di togliere i denti e il nostro obiettivo diventa toglierli preservando la maggior quantità di osso possibile».
Presentando un suo recente caso clinico, il dottor Coppe ha poi sottolineato le possibili criticità chirurgiche: evitare, ad esempio, le strutture anatomiche nobili, come il nervo alveolare inferiore, i sottoquadri mandibolari e il seno mascellare, e gli apici dei denti vicini, posizionare in modo corretto l’impianto, cercando di mantenere sempre una distanza di sicurezza di 2 millimetri dal nervo, e non danneggiare i rami dell’arteria linguale.
Un focus anche sul seno mascellare. «Sono cresciuto – ha spiegato l’esperto - pensando che fosse una struttura inviolabile. In realtà non è così e lo conferma anche la letteratura scientifica: invasioni del seno mascellare di un paio di millimetri non comportano alcuna problematica e, in alcuni casi, è possibile posizionare l’impianto sulla base del seno. Ai neofiti però dico: se potete metterlo senza invadere il seno, meglio».
Tra gli altri consigli arrivati dall’esperto:
- l’importanza di avere una buona quantità d’osso per la stabilità dell’impianto;
- l’attenzione a non perforare la membrana;
- le controindicazioni all’utilizzo degli impianti, da valutare caso per caso, nei giovani, quando la crescita ossea non è completa, e in situazioni di parodontite non trattata;
- la necessità della profilassi antibiotica preventiva, che in un primo momento il dottor Coppe aveva cercato di ridurre, tornando poi sui suoi passi a causa di un sensibile aumento dei fallimenti precoci;
- la preparazione del campo sterile operatorio durante il posizionamento dell’impianto che in realtà «non influisce in modo sostanziale – ha detto – al fine dell’osteointegrazione, ma è una questione di percezione del paziente».
Altra questione cruciale il torque di inserimento dell’impianto. «Un torque troppo elevato – ha sottolineato il dottor Coppe – può causare problemi biologici, come stress alla corticale e danno ischemico, portando alla necrosi dell’osso, e problemi protesici. Gli studi dimostrano che quando si applica un torque superiore a 80 Newton tutte le connessioni iniziano a rovinarsi, sopra i 100-120 Newton si deformano fino a fratturarsi. Meglio allora affidarsi a un torque tra i 40 e i 50 Newton, già sufficiente per fare qualsiasi cosa».
Decisa, poi, la posizione del relatore sui protocolli di carico. «Quando metto l’impianto – ha spiegato – devo scegliere se fare il carico immediato o quello dilazionato. In quest’ultimo caso posso scegliere di mettere la vite tappo o una di guarigione. Beh, non tutti si meritano la vite di guarigione, penso in particolare ai pazienti con scarso controllo di placca o ai forti fumatori». Altro elemento importante da tenere in considerazione è il ruolo della lingua, specialmente in pazienti edentuli da tempo, che può esercitare “forze enormi” sull’impianto.
Dal dottor Coppe anche uno sguardo all’osteointegrazione. «La radiografia ci dice poco – il suo parere – non è sufficiente per confermare l’integrazione tra impianto e osso. La percussione può dare un’indicazione, ma l’unico dato oggettivo sulla qualità dell’osteointegrazione è misurare l’ISQ, cioè la frequenza di risonanza. Io lo uso da sempre e penso sia uno strumento imprescindibile per chi fa implantologia ogni giorno». Da un punto di vista pratico: valori ISQ da 70 in su sono considerati buoni, sopra 80 ottimi, inferiori a 65 richiedono una riflessione sull’approccio all’impianto.
Anche grazie all’ausilio di diversi suoi casi clinici, l’esperto ha dedicato l’ultima parte della serata all’uso delle lamine corticali e della colla di fibrina nella chirurgia rigenerativa – lamine descritte come “francobolli di osso corticale”, che possono essere modellate e usate in vari contesti: nella rigenerazione ossea guidata (GBR), nella preservazione alveolare, nella gestione di difetti ossei – e alla preservazione alveolare da preferire quando il sito è più compromesso.
Dopo i due focus sulla rigenerazione ossea e sui fondamenti dell’implantologia, la formazione sul tema prosegue: il terzo appuntamento delle Serate Odontoiatriche 2026 è in programma martedì 26 maggio, sempre a partire dalle ore 19 nella sede dell’Ordine. Protagonista questa volta sarà il dottor Iacopo Iachini, specialista in Chirurgia Maxillo Facciale, operativo nell’ospedale di Castelfranco Veneto, che si occuperà del tema: Extreme: implantologia estrema senza innesti.
Chiara Semenzato, giornalista OMCeO Venezia
Clicca qui per leggere il racconto della prima serata con Luca De Stavola: https://www.omceovenezia.it/notizie/notizie/news/13191-rigenerazione-ossea-il-luminare-de-stavola-spazio-biologico-sempre-da-considerare